Amore Criminale: Pierangela Gareffa, il marito l’accoltellò e la lasciò morire dissanguata - CameraVip

Amore Criminale: Pierangela Gareffa, il marito l’accoltellò e la lasciò morire dissanguata

La quinta puntata di ‘Amore Criminale‘, trasmessa lunedì 5 dicembre, ha dato spazio al caso di Pierangela Gareffa. La donna è stata uccisa dal marito Alessandro Efisio Pili con una coltellata al torace. Dopo averle inferto il colpo, l’assassino ha lasciato la moglie in camera da letto, in preda a una lenta e dolorosa agonia, durata nove ore. Mentre la Gareffa moriva dissanguata, Pili – incurante – giocava alla Playstation. Si è spenta così Pierangela, a soli 39 anni. A lungo aveva subito, in silenzio, le violenze del marito. Quando ha deciso di ribellarsi, Alessando Pili ha messo fine alla sua vita.

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Chi era Pierangela Gareffa

Pierangela Gareffa era nata in Venezuela, ma da sempre viveva a Vibonati, in provincia di Salerno. Lavorava come gelataia quando conobbe Alessandro Efisio Pili. Lui era appena tornato dalla Germania, con il sogno di diventare un calciatore. I due si innamorarono. Per Pierangela era il primo amore, la sua famiglia però non tollerava gli atteggiamenti possessivi di Sandro. La Gareffa rimase incinta. Un anno dopo la nascita del bambino e dopo 5 anni di convivenza, Pierangela e Alessandro si sposarono. L’uomo aveva già manifestato la sua indole violenta. Inoltre, sembrava non avere alcuna intenzione di lavorare, spingendo la moglie – che nel frattempo aveva trovato impiego come badante – a restare in servizio più a lungo. Riusciva a manipolarla facendola sentire sciatta e inutile. Pierangela stringeva i denti per amore del figlio. Quel bimbo di 12 anni era la sua forza, ma anche lo stimolo che un giorno la portò a reagire e a ribellarsi.

30 novembre 2014 – l’ultimo giorno di vita di Pierangela

Il 30 novembre del 2014 fu l’ultimo giorno della vita di Pierangela Gareffa, ma anche quello più lungo e doloroso. Si trovava a casa con il marito Sandro Pili e con il figlio dodicenne. Secondo quanto dichiarato dall’assassino agli inquirenti, alle 15:30 sarebbe scoppiata una lite per futili motivi. Lui voleva imporre alla moglie di tornare in Germania. Lei ha espresso chiaramente il suo rifiuto, così Pili ha afferrato un coltello da cucina, con una lama di 30 centimetri e lo ha conficcato nel torace della moglie. Pierangela si è accasciata sul letto, in camera sua. Pili ha raccontato:

“Intorno alle venti ha iniziato a vomitare sangue e insieme abbiamo deciso di andare in ospedale ma l’avremmo fatto il giorno successivo”.

Così, ha riposto il coltello in una scatola di cartone sul frigorifero, mentre la Gareffa era riversa in un lago di sangue.

Mentre Pierangela muore, Pili gioca alla Playstation
L’aggressione è avvenuta alle 15:30. Secondo l’autopsia, la lama è arrivata a colpire il fegato. L’emorragia interna che ha causato la morte di Pierangela Gareffa si è verificata 4 ore dopo l’aggressione. Ciò, significa, che se il marito l’avesse soccorsa tempestivamente, Pierangela avrebbe potuto salvarsi. Anziché porre rimedio alla violenza appena perpetrata, Sandro Pili ha preferito giocare alla Playstation, mentre il figlio vegliava la madre morente. Poi, l’uomo si è addormentato davanti al televisore, senza provare pena per lo strazio dipinto sul volto del suo bambino che quando ha sentito il tonfo della madre che cadeva dal letto, è corso da lei ed è rimasto al suo fianco. A mezzanotte dell’1 dicembre 2014, dopo nove lunghe ore di agonia, Pierangela Gareffa è morta. Un’ora dopo, all’una circa, Sandro ha chiesto aiuto ai vicini sostenendo che la donna si fosse ferita al torace, sbattendo contro una ringhiera, mentre si occupava di pulire il giardino. I vicini hanno subito allertato i soccorsi.

L’urlo straziante del figlio: “Mamma perché non rispondi?”
Quando i soccorsi sono giunti a casa di Pierangela Gareffa, si sono ritrovati davanti una scena straziante. La donna, ormai deceduta, era in una pozza di sangue. Il figlio dodicenne, la stringeva tra le braccia e in lacrime urlava disperatamente: ‘Mamma perché non mi rispondi?’. Gli inquirenti non credettero alla prima versione di Sandro Pili e poco dopo lo fermarono con l’accusa di omicidio. Nel corso dell’interrogatorio, l’uomo ha confessato il crimine commesso.

Sandro Pili condannato a 14 anni di carcere
Sandro Pili si trova presso il carcere di Vallo della Lucania. Dopo un processo con rito abbreviato è stato condannato a 14 anni di carcere oltre alla pena accessoria di tre anni di ricovero in una casa di cura, perché riconosciuto parzialmente incapace di intendere e di volere.

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